Si dice in giro che nel bilancio approvato vi è una voce per pagare la buona uscita o indennità al Vecchio Sindaco di Rionero Sannitico Ciummo. Volevo saperne di più, ma soprattutto cosa ne pensano i lettori e visitatori del sito Rionero24ore. A me sembra strano che venga dichiarato un dissesto provocato dalla vecchia amministazione e, come se non bastasse, gli si fa anche un regalo ……………
Riporto ciò che ho trovato stamattina sul Quotidiano del Molise.
Minichiello: bravi a fare propaganda, ma le indennità non le tagliano.
NON CONVOCA IL CONSIGLIO COMUNALE
ESPOSTO CONTRO IL SINDACO DI RIONERO
La minoranza: da due mesi senza assise, intervenga la procura.
In questi giorni si torna a parlare di Rionero Sannitico per via dell’idea dell’Amministrazione comunale di invitare automobilisti e motociclisti a moderare la velocità quando transitano in paese, attraverso manifesti affissi all’ingresso e al centro del paese. Anche la minoranza ha qualcosa da dire. Ma al posto dei manifesti sceglie le carte bollate. Gli esponenti dell’opposizione, stanchi di aspettare la convocazione del consiglio comunale (l’ultimo risale a un paio di mesi fa), hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Isernia. Per chiedere di verificare”se nel comportamento del sindaco – si legge nell’esposto indirizzato al palazzo di giustizia isernino – esistano i presupposti per la configurazione di reati perseguibili a norma di legge”. il gruppo di minoranza – composto da Tommaso Coppola, Tonino Minichiello e Arnaldo Rossi – avevano chiesto di convocare il consiglio comunale lo scorso 20 maggio. Proponendo di mettere all’ordine del giorno questa proposta: l’abolizione dell’indennità di carica al sindaco e ai componenti dell’esecutivo, oltre che del gettone di presenza ai consiglieri comunali. Nella nota indirizzata alla Procura l’opposizione ha evidenziato – norme alla mano – che l’assise andrebbe convocata entro venti giorni. Invece, a distanza di due mesi, di questa convocazione non c’è traccia. Successivamente la minoranza ha chiesto l’intervento del prefetto. Ma nulla è cambiato. Di qui la decisione di rivolgersi alla Procura. Sul perchè della mancata convocazione Coppola, Minichiello e Rossi un’idea se la sono fatta: “andrebbe contro gli interessi personali del sindaco e dei componenti la giunta, cosa che potrebbe giustificare il ritardo della convocazione del consiglio”. Questo è solo l’ultimo atto dello scontro tra maggioranza e opposizione al Comune di Rionero. Altri “mach” si sono registrati in occasione dell’istituzione del “bonus bebè” ( 500 euro a ogni nuovo nato in paese) e della decisione dell’amministrazione in carica di chiedere il dissesto finanziario. “La verità – ha detto Tonino Minichiello – è che il Comune è nello stallo più totale per via del dissesto. E la maggioranza pensa di risolvere i problemi del paese limitandosi ad appendere qualche cartellone propagandistico. Evidentemente così pensano di risolvere i problemi reali del paese. Le erbacce, solo per fare un esempio, dominano dappertutto. Ma ci sarebbe molto altro da aggiungere. Tornado ai cartelloni, dico che + giusto rispettare le regole, per carità. Ma l’amministraione per prima dovrebbe dare il buon esempio. Vogliamo tutelare i bambini? Bene: cominciamo, noi tutti, a togliere le macchine dai marciapiedi. In questo modo – conclude – i bambini non saranno costretti a camminare per strada”.
La Giunta Regionale ha concesso con votazione unanime al Comune di Rionero Sannitico un finanziamento pari a Euro 60.900,00 prelevandoli dall’accantonamento deciso con deliberazione di Giunta Regionale n. 1085 del 21 ottobre 2008 e precedenti nella misura di: – Euro 26.544,87 già trasferiti all’Istituto Autonomo Case Popolari di Isernia successivamente all’approvazione del programma regionale 1992/1995; – Euro 34.355,13 da richiedere da parte dell’Istituto Autonomo Case Popolari di Isernia alla CASDEP tramite la regione Molise
Tali fondi sono stati rilasciati a fronte di una richiesta pervenuta il 13 Maggio scorso per “Lavori di somma urgenza per la messa in sicurezza degli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica in Località ‘Lenze e Vicende’ “.
Su Rionero24Ore ci siamo occupati più e più volte del “problema scuola”, l’abbiamo esposto, ne abbiamo discusso, proposto soluzioni e constatato i fatti.
Fino ad oggi, tuttavia, non avevamo mai trattato le conseguenze che la riforma Gelmini avrebbe prodotto in termini di posti di lavoro.
Occupandoci, forse giustamente, solo dei nostri ragazzi che dovranno subire sacrifici (partecipazione “allargata” o trasferte obbligatorie), ci siamo forse dimenticati di un’altra fetta importante (oserei dire essenziale) della nostra Nazione: il corpo docente.
Donne e uomini con prole al seguito che hanno studiato, si sono laureati, fatto concorsi e sacrifici per ambire alla famosa cattedra, la cui stabilità oggi è messa a rischio.
Sul Tempo Molise viene pubblicato un interessante articolo (riportato qui) che spiega “quanto” ci costerà la famosa riforma scolastica.
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26.000 posti a livello nazionale decurtati, con una concentrazione dell’80% al centro-sud.
863 docenti in esubero in Campania, 828 in Sicilia, 454 in Puglia, 207 nel Lazio, 71 nelle Marche, 67 in Abruzzo, 44 in Calabria, 42 in Molise (in particolare in provincia di Isernia), 31 in Veneto, 19 in Sardegna, 18 in Piemonte
«Si tratta di personale che non ha più una classe, una sede, un posto - spiega il segretario della Flc Cgil Sergio Sorella - pur essendo assunto a tempo indeterminato ed avendo alle spalle una lunga carriera. Lavoratori che saranno posti in un’area di «parcheggio», a disposizione per supplenze o per fare da tappabuchi»
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Vita dura quindi non solo per chi oggi è già titolare di una cattedra, ma anche e soprattutto per i viari precari che perderanno, quasi inesorabilmente, il rinnovo del contratto.
Riporto un’interessante interrogazione di Michele Petraroia circa le spese della Regione Molise.
Adelio F.
Al Sig. Presidente del Consiglio Regionale del Molise
Oggetto: Interrogazione a risposta scritta al Presidente della Giunta Regionale, al Presidente del Consiglio Regionale e all’Assessore Regionale al Bilancio sulle spese di rappresentanza e sui costi delle sedi della Regione Molise.
Richiamata l’allegata mozione presentata dal sottoscritto alla attenzione del Presidente del Consiglio Regionale in data 21 maggio 2010 e che contiene una serie di proposte finalizzate al contenimento dei costi istituzionali;
Tenuto conto che nel Bilancio di Previsione 2010 risultano stanziate le seguenti somme:
Presidenza della Giunta Regionale
upb 029 “Affari generali della Presidenza della Regione”
cap.1800 “Spese di rappresentanza e di pubbliche relazioni” euro 297.301,03;
cap.1810 “Spese per le relazioni istituzionali” euro 66.207,28;
cap.6500 “Spese e contributi per convegni, indagini conoscitive, studi, ricerche ed altre attività per fini istituzionali” euro 449.512,90;
cap.7900 “Spese per impianti, canoni e traffico telefonico” euro 900.000,00;
cap.8200 “Spese postali e telegrafiche” euro 229.281,00;
cap.8300 “Spese per l’acquisto di materiali di cancelleria, per stampanti, riproduzioni grafiche, per rilegatura e per altre di ufficio” euro 127.005,64;
cap.8400 “spese per l’acquisto ed il noleggio di automezzi, manutenzione e acquisto di carburanti, assicurazioni R.C.A. e spese relative all’uso degli automezzi” euro 852.436,00;
cap.9800 “Spese per l’acquisto di libri, riviste e giornali ed altre pubblicazioni..” euro 115.523,37;
upb 025 “Giunta Regionale – Gabinetto del Presidente ed affari istituzionali” le seguenti somme
cap.6400 “Presidenza della Giunta – Spese per il conferimento di incarichi speciali a soggetti estranei al personale della regione aventi particolare competenza professionale de organizzativa” euro 787.216,64;
upb 026 “Giunta Regionale – Rapporti istituzionali e relazioni economiche esterne” le seguenti somme
cap.10040 “Spese per conferenze stampe e comunicati della Presidenza della Giunta” euro 107.230,92;
Presidenza del Consiglio Regionale
Upb 010 “Consiglio Regionale”
cap.00200 “Spese di rappresentanza del Presidente del Consiglio Regionale” euro 431.665,65;
cap.00300 “Spese postali, telefoniche, di cancelleria, di resocontazione, biblioteca e in genere di economato, spese correnti per attrezzature ed arredamento, spese per manutenzione ed acquisto automezzi, illuminazione, riscaldamento, fitti e pulizia locali” euro 1.892.133,35;
cap.00600 “ Compensi, onorari e rimborsi per consulenze prestate da enti o privati a favore del c.r. convegni, indagini conoscitive, studi e ricerche” euro 260.000,00;
Ad Agnone si è tenuto un convegno avente per oggetto la possibilità di riunire Abruzzo e Molise com’era un tempo.
A darne la notizia è il Tempo Molise (click qui) che riporta una sintesi ben fatta e dettagliata sull’incontro.
Così com’è stato più volte detto, le medesimi origini che ci acomunano, il calo demografico dell’Alto Molise, nonchè la prospettiva politica di un federalismo sempre più imminente, conducono oggi diversi personaggi politici a discutere per valutarne la concreta possibilità.
“qualche comune abruzzese, come quello di Castel di Sangro, vorrebbe ricollegarsi alla provincia di Isernia denunciando una situazione di disagio nella sua regione”
Il direttore Pasquale Di Bello spiega cosa succede al primo quotidiano del Molise
Questa mattina i lettori molisani e della Valle del Volturno, recandosi in edicola, non troveranno ‘Nuovo Molise’. Spiega ciò che sta accadendo al quotidiano più letto del Molise, con un editoriale pubblicato su Facebook, il condirettore, Pasquale Di Bello, di cui riportiamo i passi più significativi. “Questa mattina i lettori, recandosi in edicola, non troveranno Nuovo Molise. Mancherà il quotidiano che per quindici anni ha fatto compagnia ai molisani raccontando fatti, cronache, avvenimenti. Più di tutto, Nuovo Molise, specie negli ultimi anni, è stato un giornale che alle notizie ha aggiunto qualcosa in più, le proprie inchieste che hanno portato a scoperchiare il malaffare di cui questa Regione è ricolma. Quel Molise che soltanto pochi giorni fa abbiamo definito “turchesco”, prendendo in prestito l’aggettivo di una nota patata che ci ha ridicolizzati dinanzi all’Italia intera. Non più tardi di una settimana fa il presidente Iorio ha parlato di “avvoltoi” e “sciacalli” facendo un palese riferimento al lavoro di Nuovo Molise. Bene, da oggi i lettori non troveranno più in edicola questo tipo di informazione che fa il paio con la denuncia civile. L’asfittico panorama dell’informazione locale, in larga parte piegato ai voleri di lor signori, avrà a questo punto campo libero. Nuovo Molise non sarà in edicola. Questo, lo diciamo ai lettori, e di passata, anche a lor signori, non vuol certo dire che scompariremo. Nuovo Molise presto tornerà in edicola. Una vicenda di carattere giudiziario che ha coinvolto la società editrice della nostra testata ha indotto la proprietà a sospendere le pubblicazioni in attesa che vengano definiti in ogni dettaglio i termini di una ristrutturazione. In attesa che ciò avvenga noi siamo già un passo avanti, pronti a lanciare a breve una nuova avventura e una nuova sfida che rimetta nelle mani del lettore quel foglio di carta che per lungo tempo ha fatto loro compagnia. Sarà identico al suo genitore, con una dose raddoppiata di carattere e coraggio, merce scarsissima in questa regione di mezzemaniche abituate al battitacchi. D’altra parte non possiamo essere diversi da quello che siamo, e cioè radicalmente allergici ad ogni camarilla di potentati. Saranno proprio loro oggi a rallegrarsi di questa nostra assenza. Ci pare di vederli, idealmente con una bottiglia di spumante tra le mani, e ci pare di vedere ugualmente un’opposizione listata a lutto per aver perso l’unica voce fuori dal coro. La vita è così: “un giorno arriva l’inverno e ti piega le ginocchia”, come dice una canzone. Non ve’è motivo per negare l’amarezza di queste ore a cui però già dà ristoro un percorso di rinascita oggi in embrione. Noi abbiamo cercato di dare voce ad un Molise diverso, che non si senta oltraggiato da una classe politica fatta di molti avventurieri. Lo abbiamo fatto e torneremo a farlo. Molte volte in vita nostra siamo cascati ma altrettante ci siamo risollevati. Lo faremo ancora una volta, non fosse altro per rendere un doveroso tributo a tutti quei lettori che a migliaia ci hanno seguito negli anni e che hanno fatto di questo giornale il primo quotidiano del Molise. A questi lettori va oggi, per il tramite di Facebook, il nostro doveroso ringraziamento e il nostro affettuoso saluto. Si è fatto solo un po’ più buio ma presto schiarirà. Lor signori si rassegnino, la nostra è un’eclissi ma non un tramonto come loro stanno sperando. Per un po’ non ci vedrete, poi ci ritroverete in edicola. E’ lì che a tutti diamo appuntamento”. Segue la nota di redazione: “A seguito delle note vicende giudiziarie che hanno coinvolto, nostro malgrado, la società editoriale della quale facciamo parte, da domani (oggi per chi legge, ndr) il quotidiano “Nuovo Molise Oggi” non sarà nelle edicole per un periodo di tempo legato alla ristrutturazione aziendale. La redazione giornalistica, il personale poligrafico e l’ufficio commerciale, dopo una assemblea straordinaria tenutasi nel pomeriggio odierno, nell’esprimere il proprio totale dissenso rispetto alle modalità con le quali si è pervenuti alla decisione di sospendere temporaneamente l’attività lavorativa, rimarcano la completa assenza di qualsiasi tipo di comunicazione con i fiduciari della redazione che in maniera del tutto inattesa hanno dovuto prendere atto delle decisioni adottate senza alcun coinvolgimento relativamente alla situazione di crisi che si è paventata in maniera ormai definitiva solo nel pomeriggio di ieri. Tutti i giornalisti che in questi anni hanno condiviso questa straordinaria ed intensa esperienza intendono ringraziare di cuore le migliaia di lettori che ogni giorno, per 15 anni, sono stati la nostra unica e determinante forza. Grazie a loro abbiamo conquistato il primo posto nelle vendite. Ma questo non è un addio, è solo un arrivederci”.
La commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato un emendamento al ddl sulla Carta delle Autonomie: arriva il taglio delle mini-province sotto i 200 mila abitanti tra cui Isernia.
Il testo dell’emendamento del relatore Bruno è stato modificato da un sub-emendamento di Beatrice Lorenzin (Pdl) che abbassa la soglia minima, di abitanti per provincia, a 150mila per tutte quelle città che hanno il 50 per cento del territorio montuoso.
Secondo i dati Istat relativi all’anno 2009, le province da abolire, in quanto rientrano nella categoria del disegno di legge, sono quattro: Vercelli con 180.111 abitanti, in Piemonte; Isernia con 88.895 abitanti, in Molise; Fermo con 176.488 abitanti, nelle Marche; e Vibo Valentia con 167.334 abitanti, in Calabria. Altre tre province sono ancora in forse perché, pur avendo meno di 200 mila abitanti, potrebbero non rientrare in quanto al 50 per cento con territorio montano. Si tratta di Biella e Verbano-Cusio-Ossola in Piemonte, e di Crotone in Calabria.
Per il capogruppo del Pd in Commissione Affari Costituzionali, Gianclaudio Bressa, l’emendamento del relatore Bruno ”viola l’articolo 133 della Costituzione che prevede che l’abolizione parta dal basso, dal livello territoriale, verso l’alto” e soprattutto dice Bressa non si atterrebbe alle parole della Costituzione che invece parla di “modifiche e non di soppressione delle province”. Per questo, ha ribadito il capogruppo del Pd, “abbiamo votato contro”.
CASTEL DI SANGRO – Provocazione o volontà politica? E’ questo il dubbio che colpisce chi oggi ha trovato sulla pagine web www.casteldisangrocolmolise.com. Nome eloquente che la dice tutta sul malcontento che aleggia in alto sangro ed in particolare nel centro più importante del comprensorio.
Non è una pagina estemporanea realizzata da un gruppo di cittadini frustrati ma è l’ideazione di un amministratore locale, il vice sindaco della cittadina sangrina, Angelo Caruso che rappresenta la volontà dell’amministrazione comunale.
Il politico, attraverso questo sito internet rivendica l’appartenenza territoriale dell’area a quella molisana sia in termini storici ma soprattutto per le comodità che la vicinissima provincia d’Isernia offre con le sue strutture primarie.
Insomma una mossa che farà discutere, considerando che in Agnone sabato 12 giugno si costituirà l’associazione “Majella Madre” per rivendicare esattamente il principio inverso: “passare con l’Abruzzo”.
Da questo malessere generale si intravede uno spiraglio di buon senso: formare un tavolo politico con tutti gli attori del territorio e capire bene come formare la Regione “E”. Una sorta di zona franca accomunata da storia, cultura e l’auspicio di una condivisione dei servizi essenziali.
Grazie agli amici dell’ Eco del Sangro, è possibile vedere l’intervista rivolta al Sindaco di Rionero Sannitico, Ferdinando Carmosino, circa il Bonus Bebè decurtato direttamente dalla propria busta paga in favore dei nascituri per un valore pari a 500 €.
È stato istituito dall’Amministrazione comunale di Rionero Sannitico il “Bonus di Benvenuto”. L’idea segue le altre iniziative già intraprese per contrastare il calo demografico e il conseguente rischio chiusura delle scuole. Così come molti altri centri della regione, anche Rionero Sannitico in questo momento si trova a dover fare i conti con un preoccupante calo demografico. Proprio per questo il Sindaco Carmosino ha scelto di destinare ai nuovi nati la somma di 500 euro da sottrarre all’indennità riservata al primo cittadino.
(AGI) – Roma, 19 mag. – I tecnici ministeriali bocciano il piano di rientro del deficit sanitario del Molise. Lo riferisce in una nota il Presidente della Regione, Michele Iorio.
“Si e’ riscontrata una indisponibilita’ del tavolo tecnico – dichiara – a condividere il piano di rientro presentato in questa sede, facendo, a mio giudizio, un errore sia di fatto che di prospettiva. Il documento, infatti, dimostra uno sforzo importante da noi compiuto per la riorganizzazione della rete ospedaliera, per il miglioramento del servizio, per la riduzione dei costi inutili”.
Il Molise e’ una delle cinque regioni commissariate per i conti in rosso. Solo nel 2009 il saldo negativo tra spesa e risorse e’ stato di olre 82 mln di euro, di cui 69 mln euro, secondo la Regione, dovevano essere coperti con i fondi Fas. Il governo, invece, ha imposto l’aumento delle addizionali Irpef e Irap.
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